
Condivido con voi i miei pensieri, perchè no? Come molti sapranno, è tempo di elezioni amministrative in qualche comune del nostro Paese. Nella piccola, piccolissima Val Zoldana la popolazione si è risvegliata dal torpore, mossa forse da un senso di frustrazione incontenibile che trova nido in due mandati logori dell'amministrazione precedente. Quasi per gioco è nata l'8 marzo l'idea di una lista al femminile. Mi è stato chiesto di farne parte, io ho accettato. Di lì, in piena campagna elettorale, mi trovo spesso a pensare e a dover rispondere a domande, provocazioni, critiche di ogni tipo. Trovo risposte ancora nelle parole, nelle esperienze, nel nerosubianco in cui ripongo sempre più fiducia. A chi mi dice che le donne non hanno tempo per occuparsi della vita pubblica rispondo che hanno lo stesso tempo degli uomini, a chi mi dice che una donna non sa pensare ai lavori pubblivi rispondo che la politica, l'amministrazione è fatta di ascolto e creatività, a chi mi dice che le donne devono lavare i piatti e crescere i figli rispondo che chi ha una madre e/o una moglie che si occupa della vita della propria gente ha i piatti nel lavandino per due ore in più ma un senso civico e un sentimento per l'umanità che può diventare risorsa per il bene comune...
Potrei dire molto altro, ma lascio parlare Giordana Masotto, che riassume in alcuni punti fondamentali un seminario di studi sulle donne, il lavoro e la politica.
"Che cosa intendiamo oggi per pratica politica? È creare spazi pubblici e aperti, trasversali, che secondo me andrebbero ancorati più al territorio che alle categorie, in cui si realizzi la parola e l’ascolto, la perdita più grave della politica tradizionale. Parola e ascolto e dunque pensiero. Perché che cos’è fare politica? È rimettere al mondo i soggetti. Perché non si nasce con la patente di soggetto politico. Secondo me fare politica è creare le condizioni perché ci sia una creazione continua di soggetti politici, nel conflitto e nel cambiamento. Senza troppi distinguo identitari: luoghi in cui le persone vogliano incontrarsi, esserci, dicano “io ci sono”. E che questo sia un lavoro che continua, un movimento. Su questo le donne oggi dicono qualcosa: non mi chiedo se lo dicono a partire da un’esperienza storica, da una femminilità originaria o secondaria. Non lo so, non importa. Ma di certo le donne oggi dicono per esempio che il conflitto va ripensato.
Non solo nel senso radicale detto prima della irriducibilità del desiderio, ma anche di quella esperienza quotidiana che andrebbe ben affrontata, oscillanti come sono le vite delle donne tra il soccombere, magari negando il proprio desiderio, e l’iperattivismo che cerca di tenere tutto insieme senza chiedere. Insomma le donne come ammortizzatori. Ecco, ripensare il conflitto dal nostro punto di vista, mi pare dovrebbe essere la terza via. Conflitto come processo continuo, che fa la spola tra necessità e libertà. Come donne vediamo che smuove più cose l’autocoscienza del pensiero critico, l’azione più che la reazione, il conflitto relazionale più che la guerra di annientamento del nemico. In questo le donne parlano, dicono. Per questo bisogna creare luoghi in cui queste cose possano avvenire. La chiarezza a priori nessuno ce l’ha."
Per il buon intenditore, poche le parole!
Giulia
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